La crioconservazione del cordone ombelicale: come si fa?

Considerato che, anche nel nostro Paese, nell’ultimo decennio, si sta diffondendo la pratica della crioconservazione delle cellule staminali del cordone ombelicale per la donazione, con il presente articolo cercherò di fare chiarezza su un tema così affascinante, dando ai futuri genitori tutte le informazioni utili per capire esattamente cosa si intende per conservazione del cordone ombelicale, quali sono le possibili procedure da seguire per effettuarla, con i pro e i contro di ogni scelta. In particolare, cercherò di focalizzarmi sui seguenti aspetti: 

  1. La conservazione del cordone ombelicale in Italia;
  2. Conservazione del cordone: pro e contro;
  3. Gli aspetti giuridici rilevanti

La conservazione del cordone ombelicale in Italia

Quando si parla di crioconservazione del cordone ombelicale, uno degli aspetti maggiormente rilevanti connessi allo stesso è la crioconservazione delle cellule staminali presenti nel sangue dopo la nascita, ovvero quelle cellule che hanno la capacità unica di trasformarsi negli altri tipi di cellule che compongono il nostro organismo, così rappresentando una fonte di guarigione in alcuni casi. 

Attualmente nel nostro Paese è possibile fare una donazione volontaria, anonima e gratuita del sangue del cordone ombelicale per fini solidaristici. In questo caso, il campione di sangue prelevato viene crioconservato presso le banche pubbliche, enti che mettono a disposizione della collettività tutti i campioni ricevuti. Il sangue prelevato in sala parto raggiunge la banca e diventa immediatamente disponibile a tutti.

La legge consente la conservazione per uso unicamente “autologo”, ovvero personale, del sangue del cordone ombelicale quando il nascituro o un suo consanguineo presenta, o al momento del parto o in epoca pregressa, una patologia per la quale il trapianto di cellule staminali è clinicamente valido o quando nella famiglia c’è il rischio di una malattia geneticamente trasmissibile a futuri figli e dunque il trapianto è una pratica scientificamente appropriata. In queste situazioni si parla di “donazione dedicata” e la conservazione avviene gratuitamente presso le banche italiane, dove le cellule staminali sono a disposizione per uso terapeutico esclusivo del bambino e dei suoi consanguinei.

La conservazione del sangue cordonale per uso autologo-dedicato è autorizzata dal responsabile della banca per la conservazione del sangue cordonale, previa presentazione di motivata documentazione clinico sanitaria rilasciata da un medico specialista nel relativo ambito clinico e avviene con oneri a carico del Servizio sanitario nazionale.

Se, invece, si intende conservare il cordone ombelicale per fini personali, al di fuori dei casi consentiti dalla legge italiana,  dopo apposita autorizzazione della direzione sanitaria della struttura, è consentito esportare, presso una struttura estera a proprie spese, il sangue del cordone ombelicale prelevato al momento della nascita del proprio figlio e conservarlo ad uso personale.

Conservazione del cordone: pro e contro

Da quanto detto sinora, è evidente che la conservazione del sangue del cordone ombelicale offre opportunità entusiasmanti per la medicina e la ricerca, non si deve negare, tuttavia, che una simile scelta implica inevitabilmente anche delle considerazioni etiche, economiche e scientifiche da valutare considerato che, innanzitutto, i futuri genitori si trovano nella non facile condizione di dover scegliere tra due possibilità opposte (la donazione per fini solidaristici, a beneficio della collettività e la conservazione per uso autologo presso una banca di conservazione estera), trovandosi combattuti tra sentimenti contrastanti come il bene comune o il bene personale e l’amore verso il nascituro.

Anche sul piano economico si rilevano delle problematiche visto che, per quanto riguarda la conservazione presso una Banca privata, considerata la necessità di sostenere i relativi costi che variano in base alla società estera cui si sceglie di affidarsi e al tipo di soluzione scelta per la conservazione. Il tutto ovviamente nell’incertezza dell’eventuale insorgere di future esigenze terapeutiche nonché nel dubbio che il tessuto conservato possa essere adoperato per i successivi 20 o 30 anni.

Infine, sempre con riferimento alla conservazione privata, non esistono al momento evidenze scientifiche consolidate a sostegno della reale utilità di una simile pratica. Tanto perché, in caso di malattie oncologiche o genetiche, ben potrebbe accadere che le cellule presenti nel proprio sangue cordonale siano già portatrici di quei difetti genetici che hanno generato la malattia. 

Va da sé che, di fronte a implicazioni di tale portata, sarebbe opportuno che ai futuri genitori le strutture preposte diano informazioni quanto più attendibili, così da permettere una scelta oculata da parte dei diretti interessati.

Gli aspetti giuridici rilevanti

Considerando la complessità dell’argomento e delle questioni anche di carattere legale che esso genera, non ci si deve stupire che svariate sono le leggi vigenti in proposito, delle quali è opportuno avere una conoscenza, prima di effettuare qualsiasi scelta. 

Tra gli aspetti giuridici da considerare e a cui prestare attenzione ci sono, in particolare:

  • Il consenso informato: è infatti importante che i genitori siano pienamente consapevoli dei dettagli del processo di conservazione del sangue cordonale e che abbiano dato il loro consenso informato in modo chiaro e documentato.
  • Il diritto di proprietà: le leggi possono determinare se il sangue conservato è di proprietà dei genitori, della banca del sangue cordonale o del bambino stesso. È fondamentale comprendere chi detiene effettivamente i diritti sul campione e in che circostanze può essere utilizzato. 
  • Le condizioni contrattuali: le banche del sangue cordonale solitamente richiedono la firma di contratti che regolano i termini e le condizioni della conservazione. È importante leggere attentamente e comprendere queste condizioni prima di procedere.
  • I regolamenti sulla conservazione e l’utilizzo: alcune giurisdizioni possono avere regolamenti specifici sulla conservazione del sangue cordonale, compresi i requisiti di qualità e le direttive per l’uso del campione in futuro. 

Si può, pertanto, concludere affermando che la conservazione del cordone ombelicale offre certamente opportunità potenzialmente vitali per il trattamento di alcune malattie, ma, vista la complessità delle questioni che una simile scelta comporta, è cruciale comprendere appieno gli aspetti legali coinvolti prima di prendere una decisione.

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